Il potere nascosto degli ipersensibili

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La nostra recensione altamente sensibile.

Il potere nascosto degli ipersensibili

di Christel Petitcollin

Sperling & Kupfer 2016

Un’intelligenza tutta affettiva…

“Il cervello degli iperefficienti mentali è regolato dall’affettività, ed è così in ogni situazione. Queste persone hanno bisogno di affetto, di incoraggiamenti continui, di calore e di contatto umano e persino di coccole, di un clima relazionale sereno e positivo. Avendo un ego molto debole, sono morbosamente sensibili al giudizio altrui, che non sanno relativizzare, e hanno bisogno di rassicurazioni costanti.”

…in perenne stato di allerta…

Le persone altamente sensibili sono continuamente sollecitate, a causa dell’iperestesia e dell’emotività. L’amigdala (ghiandola deputata a gestire le emozioni che scaturiscono dagli stimoli esterni) si attiva nella decodifica delle informazioni esterne e interne; quando intercetta una situazione difficile, le ghiandole surrenali producono cortisolo e adrenalina, “ormoni dello stress”. Questo crea un incremento nella reattività dei sensi, nella rapidità di riflessi, nella forza muscolare, nel flusso sanguigno, nel ritmo cardiaco, nella respirazione. Le ghiandole surrenali producono cortisolo e adrenalina, “ormoni dello stress”.
La corteccia prefrontale (sede della razionalità), che dovrebbe filtrare le informazioni ed elaborarle, favorendo processi decisionali, quando viene travolta da questa ondata di sensazioni ed emozioni mette in atto un vero e proprio corto circuito: il cervello invia morfina e ketamina per far saltare il sistema di allarme, mettendo in scacco l’amigdala.
Si verifica così un fenomeno di dissociazione:

“Non appena l’amigdala è neutralizzata, la persona si ritrova bruscamente tagliata fuori dal mondo e fluttua come scollegata dalle emozioni. La situazione stressante non è scomparsa, eppure l’individuo non sente più niente e questo gli dà una sensazione di totale estraneità dal presente. Tale fenomeno è chiamato dissociazione e il soggetto diventa spettatore degli eventi in corso.”

Questo meccanismo, tuttavia, consente una fuga, ma non risolve il problema: il corto circuito è come un salva-vita, che consente di sopravvivere anestetizzando l’amigdala, ma non permette l’elaborazione dello stress ad opera dell’ippocampo, sicché lo stress non scompare. Questo processo, peraltro, resta in memoria: si ripeterà all’occasione opportuna, facendo scollegare l’amigdala dall’evento stressante.

…eppure, basta un raggio di sole!

C’è, però, una buona notizia: l’attività mentale di un ipersensibile, ricca e frenetica, permette di rinascere con altrettanta velocità. Si vive come sulle montagne russe, passando dall’invasione emozionale alla sconnessione mentale… Ma a una persona altamente sensibile basta davvero poco per rinascere: proprio in virtù dell’iperefficienza mentale, ha una “prontezza a gioire, a meravigliarsi” di quel che c’è intorno. E anche nei momenti più bui, c’è una “gioia di vivere sorda, latente e potente, pronta a rinascere al minimo raggio di sole”!

A cura di Giovanna D’Aniello,
Saggista e Traduttrice Altamente Sensibile.

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